Milano, maggio 2026: l'Europa dell'infermieristica occupazionale parla italiano
Francesco Russo
5 maggio 2026
C’è qualcosa di significativo nel fatto che il 63° Board Meeting FOHNEU si tenga a Milano, ospitato dall’AIOHN. Non è solo una questione di logistica o di turni tra le associazioni europee. È un segnale. L’Italia — che per anni ha inseguito il riconoscimento dell’infermieristica occupazionale nel proprio ordinamento — si trova oggi a sedere al tavolo europeo non come ospite, ma come organizzatrice.
Vale la pena fermarsi un momento su questo.
CHE COS’È IL FOHNEU?
La Federation of Occupational Health Nurses in the European Union è l’organizzazione che riunisce le associazioni nazionali di infermieristica occupazionale di tutti i Paesi membri UE. Il suo compito è preciso: armonizzare la formazione, definire le competenze e ottenere il riconoscimento professionale degli OHN a livello continentale. FOHNEU disegna il curriculum europeo di riferimento, produce ricerca e dialoga direttamente con le istituzioni — Commissione Europea, Parlamento, EU-OSHA — per integrare la figura dell’infermiere occupazionale nelle politiche di salute e sicurezza sul lavoro.
Il Board Meeting è il massimo organo decisionale della federazione. Si riunisce periodicamente con i rappresentanti di tutte le associazioni affiliate. Quello di Milano è il 63° appuntamento della serie — e il primo che l’AIOHN ospita in Italia.
L’AIOHN che non ti aspetti
Chi conosce l’associazione solo dai comunicati stampa potrebbe sorprendersi. Negli ultimi anni l’AIOHN ha smesso di limitarsi alla rappresentanza per costruire un ecosistema formativo e scientifico concreto: dal Congresso Nazionale ai webinar, dalla ricerca pubblicata alle reti internazionali. L’obiettivo dichiarato — armonizzarsi con il curriculum FOHNEU e rafforzare i nodi regionali fino a coprire tutte le regioni italiane — non è uno slogan. È il filo conduttore di ogni scelta strategica presentata a Milano.
E il lobbying per il riconoscimento dell’OHN nel quadro normativo italiano? Quello va avanti, con pazienza e metodo.
La ricerca che cambia le domande
Il contributo scientifico che ha colpito di più non riguarda un protocollo clinico o un nuovo rischio emergente. Riguarda una cosa molto più scomoda: la soddisfazione professionale degli infermieri occupazionali italiani.
Lo Studio OHN Job Satisfaction (Brandi, Ferrua, Kokici, Boci, Rios, Bartoli) è uno studio osservazionale cross- sezionale condotto su 43 OHN con correlazioni di Spearman bootstrapped. Il risultato principale, sintetizzato in una frase sola: “la soddisfazione è un esito della qualità organizzativa, non una variabile individuale”.
In altri termini: la colpa non è dell’infermiere che si sente demotivato. È dell’organizzazione che non investe in leadership e autonomia professionale. Un dato che dovrebbe far riflettere ben oltre la comunità OHN.
Accanto alla ricerca, due programmi formativi spiccano per originalità. “The Voice that Heals” — nell’ambito di Innova Training — lavora su empatia, fiducia ed efficacia comunicativa per prevenire aggressioni e situazioni di escalation nei contesti di cura. La Summer Academy invece applica il Kaizen — la filosofia del miglioramento continuo — allo sviluppo dei percorsi di carriera degli infermieri occupazionali. Due approcci che ragionano sulla persona, non solo sul profilo professionale.
I numeri che non si possono ignorare
Il contesto dentro cui si muove l’AIOHN non lascia spazio all’ottimismo di facciata. I dati INAIL 2025 — presentati durante il meeting — fotografano un Paese in cui gli infortuni sul lavoro crescono: 597.710 casi, +1,6% rispetto all’anno precedente. Le malattie professionali salgono ancora di più: 98.463, con un incremento dell'11,3%.
Il dato che pesa di più, però, è un altro. I disturbi psicologici — burnout in testa — registrano un +36% nelle segnalazioni. Nel settore sanitario, quello degli OHN per definizione, si contano 37.032 infortuni con alta incidenza di rischio biologico e muscolo-scheletrico.
Sono numeri che spiegano perché il Board Meeting non è un convegno accademico. È una riunione di lavoro.
La roadmap 2026: meno visione, più cantiere
Le decisioni esecutive uscite dal meeting sono concrete e misurabili. Non “rafforzeremo la presenza” ma referenti territoriali identificati per Nord, Centro e Sud. Non “aumenteremo la visibilità digitale” ma lancio di intranet, canale YouTube, blog e rubrica LinkedIn dedicata.
Sul fronte istituzionale: collaborazione attiva con Ministero del Lavoro e INAIL, un Comitato Scientifico con medici del lavoro, tecnici della prevenzione, psicologi e ingegneri della sicurezza, e l’obiettivo FOHNEU di allargare la rete a Albania, Kosovo e Malta. Sul fronte formativo: accreditamenti HSE/ECM in aree che il sistema fatica ancora ad abitare — disability management, fitness nursing, disaster response, igiene del sonno, primo soccorso psicologico.
Milano 2026 non celebra un passato. Apre un cantiere. E la cosa più interessante è che i muratori ci sono già tutti.
L’AUTORE
Francesco Russo è consulente e formatore in salute e sicurezza sul lavoro e nei sistemi di gestione per la qualità. Titolare di inFORMAZIONE&SICUREZZA, è Lead Auditor ISO 9001:2015 e ISO 45001:2018 e Formatore qualificato ex D.Lgs. 81/08. È Divulgatore AIOHN e membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione. Collabora con realtà del settore socio-sanitario, industriale e dei servizi sui temi della valutazione del rischio, dei sistemi di gestione integrati HSE/Qualità e della formazione dei lavoratori e delle figure della prevenzione.